domenica 4 maggio 2008

LOCATI NELL’UNIVERSO INTERNET

Anche Locati è protagonista in internet. I Locatesi sfruttano, come tutti gli e-naviganti, gli strumenti e la tecnologia virtuale per diffondere e promo–pubblicizzare eventi di ogni genere, prodotti, servizi, tradizioni, curiosità, ricorrenze, momenti di svago. Così capita che durante una scampagnata a qualcuno venga in mente di sfidare i carboni ardenti (guarda il video) http://www.youtube.com/watch?v=iVKOtdVZGUA , ovvero qualcuno si improvvisa mago e sfida le leggi della natura: sfidare l’orticaria per dimostrare che non punge (guarda il video) http://www.youtube.com/watch?v=SBjQMo7WL_8&feature=related . Ma credo che mai a nessuno fosse venuto in mente di promuovere se stesso come Santo e in particolare come San Calogero Statale. Per potere comprendere come si può pensare di essere “santo” bisogna prima riflette su un particolare non secondario. Si sa che le feste vissute in armonia e soprattutto partecipate da un nutrito e ben assortito numero di giovani dediti a celebrare il cibo, olive – formaggio – castrato – maiale – stigliole - patate ‘nturrati – cipuddetti – carciofi, ecc. e ad esaltare la bontà del vino, bianco - rosso – verde – giallo, non importa il colore ma semplicemente che sia buono e se poi costoro sono ben disposti a nutrirsi abbondantemente e a tracannare svariate brocche di vino ripetendo tali azioni finché i fumi del vino e la pesantezza del vitto cominciano a prendere il sopravvento sulla comunità presente. Bene allora si può capire cosa può portare un uomo a eleggersi a santo. Eleggersi a santo e farsi portare in processione. Guarda il video http://www.youtube.com/watch?v=ooTDINhAvEo&feature=user . Ma anche questo è folklore, divertimento e sano svago.

giovedì 1 maggio 2008

Il discorso d'insediamento del Presidente della Camera dei Deputati On.le Fini Gianfranco

Seduta del 30 aprile 2008
Onorevoli colleghi, è con autentica e penso comprensibile emozione che mi rivolgo a voi per un doveroso indirizzo di saluto in apertura della XVI legislatura. Ringrazio quanti mi hanno espresso la loro fiducia e, con pari sincerità, quanti non lo hanno fatto per logici e più che naturali motivi politici. Come i più recenti tra i miei predecessori, gli onorevoli Bertinotti, Casini e Violante, che saluto, sono anch'io un uomo di parte fortemente convinto della bontà dei valori che hanno ispirato il mio impegno politico. Ho, tuttavia, ben chiaro che il primo dovere dell'alta carica istituzionale cui mi avete chiamato è quello del rigoroso rispetto del principio di assoluta parità di diritti tra tutti i deputati nell'espletare, nella democratica dialettica tra maggioranza e minoranza, le prerogative che sono attribuite ai parlamentari dalla nostra Costituzione. Al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che della Costituzione è il supremo e imparziale garante, rivolgo un doveroso quanto sincero e particolare saluto. Con sentimenti di rispetto e stima mi rivolgo al Presidente e all'intera Corte costituzionale, al neo Presidente del Senato, senatore Schifani, con cui sono certo di una proficua collaborazione istituzionale, al segretario generale e a tutti i funzionari e i dipendenti della Camera dei deputati. Un deferente omaggio lo rivolgo al pontefice Benedetto XVI, guida spirituale della larghissima maggioranza del popolo italiano e indiscussa autorità morale per il mondo intero, come dimostrato anche dal suo recente, mirabile discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. La laicità delle istituzioni è principio irrinunciabile della nostra come di ogni moderna democrazia parlamentare ed è proprio nel nome di tale principio che il Parlamento deve saper riconoscere il ruolo fondamentale che nell'arco dei secoli la religione cristiana ha avuto e ha tuttora nella formazione e nella difesa della identità culturale della nostra patria, della nazione italiana, nazione di cui è simbolo la bandiera tricolore esposta in quest'Aula e alla quale rendo omaggio. È in essa che si riconosce il nostro popolo, le donne e gli uomini che vivono all'interno dei confini della Repubblica, come i nostri connazionali residenti all'estero, che per la seconda volta hanno eletto i loro rappresentanti in Parlamento. È al nostro popolo, a coloro che il 13 e 14 aprile hanno esercitato il diritto di voto, così come a coloro che legittimamente si sono astenuti dal farlo, che la Camera dei deputati deve avvertire in via prioritaria il dovere di rispondere del suo operato. La credibilità e l'efficienza delle istituzioni rappresentano la risposta più alta, e proprio per questo più difficile, al rischio della disaffezione e della disistima nei confronti del sistema politico e della democrazia rappresentativa. Credibilità significa nutrire la forte consapevolezza che spetta innanzitutto a noi, a chi ha il privilegio di sedere in quest'Aula, l'onere di dimostrare che i deputati non sono una casta di cittadini privilegiati. Ciò sarà possibile solo con la forza incontrovertibile dei fatti. Fin d'ora chiedo a ognuno di voi, onorevoli colleghi, collaborazione e sostegno per far sì che la Camera dei deputati sia un buon esempio per tutti gli italiani in materia di trasparenza interna, corretto utilizzo del denaro del contribuente, riduzione delle spese, valorizzazione dei meriti e delle capacità. Efficienza delle istituzioni significa riforme. Sarebbe sbagliato, perché non corrispondente al vero, affermare che nulla è stato fatto. Più volte, nelle passate legislature, la Costituzione è stata cambiata, anche nella prima parte. Non siamo all'anno zero, eppure spero di interpretare il sentimento di tutta l'Assemblea affermando, come ha fatto ieri anche il Presidente del Senato Schifani, che la XVI legislatura dovrà essere per davvero una legislatura costituente. Le sfide del tempo in cui viviamo, a proposito della qualità della democrazia, esigono, infatti, una risposta che metta la società civile in condizione di avvalersi di istituzioni più snelle ed efficienti di quelle attuali. La modernizzazione del sistema Italia deve necessariamente riguardare anche il nostro assetto politico-costituzionale. Nella passata legislatura la Commissione affari costituzionali di questa Camera ha messo a punto una proposta, ampiamente condivisa, per superare il cosiddetto bicameralismo perfetto, per rafforzare con equilibrio il ruolo dell'esecutivo e il potere di indirizzo e di controllo del Parlamento, per realizzare un federalismo unitario e solidale. Mi auguro che da essa si possa ripartire in questa legislatura per definire una nuova architettura costituzionale che faccia della nostra democrazia una democrazia più rappresentativa e più governante. La ricorrente contrapposizione tra i problemi e le aspirazioni del nord del Paese e quelli del meridione deve essere sanata unicamente nel nome di un autentico interesse nazionale. Ed è certamente interesse di tutti gli italiani, al di là di dove essi risiedono, avere istituzioni che siano per davvero al servizio dei cittadini, ne tutelino i diritti e ne valorizzino le capacità, istituzioni nazionali ed europee, perché sempre di più nell'epoca della globalizzazione economica con le opportunità ed i pericoli che essa comporta si deve avvertire la necessità di una politica comune dei popoli e degli Stati del vecchio continente. A tale riguardo, è mio vivo auspicio che il futuro Governo invii sollecitamente alle Camere il disegno di legge di ratifica del nuovo Trattato europeo di Lisbona, perché l'Italia, Paese fondatore dell'Unione, deve esercitare anche in questa occasione un deciso ruolo di impulso e di stimolo. Onorevoli colleghi, anche questa legislatura si apre a cavallo tra due ricorrenze di alto valore ideale e politico: il 25 aprile ed il 1° maggio. Celebrare la ritrovata libertà del nostro popolo e la centralità del lavoro nell'economia è un dovere cui nessuno si può sottrarre, specie se vogliamo vivere il 25 aprile e il 1° maggio come giornate in cui si onorano valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali da tutti gli italiani e, in particolar modo, dai più giovani. Negli ultimi anni molti passi avanti nella giusta direzione sono stati compiuti e dalla quasi totalità delle forze politiche. Coloro che si ostinano ad erigere steccati di odio o a negare le infamie dei totalitarismi sono pochi, quanto isolati nella coscienza civile degli italiani. La ricostruzione di una memoria condivisa, una sincera pacificazione nazionale nel rispetto della verità storica tra i vincitori e i vinti sono traguardi ormai raggiunti anche per il nobile e coraggioso impegno profuso, in stagioni politicamente diverse, da due Presidenti della Repubblica che voglio salutare e ringraziare: Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi. Eppure, penso che sia tuttora di grande significato politico e morale rammentare il valore insostituibile della libertà, bene supremo per ogni essere umano, precondizione per ogni democrazia, e penso sia lecito domandarsi se ancora oggi - sessantatré anni dopo la liberazione - la nostra libertà corra pericoli e sia davvero minacciata. Spero non meravigli se alla domanda mi sento di rispondere affermativamente, se ritengo che la Camera dei deputati debba essere consapevole che un'insidia per la nostra libertà e, di conseguenza, per la nostra democrazia a mio avviso esiste tuttora. La minaccia non viene di certo dalle ideologie antidemocratiche del secolo scorso, che sono ormai sepolte con il Novecento che le ha generate. I rischi per la nostra libertà sono oggi di tutt'altra natura. L'insidia maggiore viene dal diffuso e crescente relativismo culturale, dalla errata convinzione che libertà significhi assoluta pienezza di diritti e pressoché totale assenza di doveri e finanche di regole. La libertà è minacciata nello stesso momento in cui - come sta avvenendo per alcune questioni - nel suo nome si teorizza una presunta impossibilità di definire ciò che è giusto e ciò che non lo è. Essere consapevoli di questo pericolo e sventarlo è dovere primario della politica, se davvero vuole onorare il suo primato. Ed è compito delle istituzioni ed in primis del Parlamento riconoscere e valorizzare il ruolo centrale che, nella difesa della libertà autenticamente intesa, hanno l'educazione dei giovani e la diffusione del sapere. È nella famiglia e nella scuola, luoghi dove si formano i cittadini di domani, che nasce, cresce e si diffonde l'ideale della libertà, un ideale che va difeso quotidianamente da un altro pericolo: la progressiva perdita di autorevolezza dello Stato, l'affievolirsi del principio di legalità, l'aleatorietà del diritto alla giustizia, specie in sede civile, il conseguente diffondersi di un senso di insicurezza tra i cittadini, fenomeni che sono la spia di un malessere della democrazia che riguarda l'intero Occidente, che in Italia non sono più acuti che altrove, che non devono indurre a presagire la disgregazione della coesione sociale, ma che sono comunque presenti in misura tale da imporre alle istituzioni il dovere di contrastarli. Sono certo che la Camera dei deputati, nel confronto tra le diverse posizioni culturali e politiche e, sempre e comunque, nel pieno rispetto del dettato costituzionale, vorrà e saprà farlo. È con questo fermo convincimento, che desidero rivolgermi - per rendere omaggio al loro impegno e per ricordare quanti sono caduti nell'adempimento del loro dovere - a tutte le donne e a tutti gli uomini che servono lo Stato.Penso in primo luogo alla magistratura di ogni ordine e grado e agli appartenenti alle forze dell'ordine. È a loro che si deve la certezza che l'azione dello Stato sia sostenuta da leggi giuste varate da un Parlamento democratico. L'azione dello Stato è sempre e comunque più forte di tutte le mafie, di ogni illegalità e abuso, di qualsivoglia prevaricazione e lesione dei diritti del cittadino. Analogamente si deve alle nostre Forze armate, cui parimenti rivolgo un grato saluto, se il terrorismo internazionale ha avuto la riprova che la libertà e la pace sono valori per la cui difesa e affermazione l'Italia è in prima linea, come dimostra il coraggio, l'umanità e, purtroppo, il sacrificio dei nostri soldati impegnati nelle missioni internazionali. Onorevoli colleghi, naturale corollario in termini ideali della festa della libertà è la festa del lavoro. È infatti solo il pieno esercizio del diritto del nostro popolo di lavorare e generare ricchezza che può liberare l'economia dalle secche della stagnazione ed è solo il diritto di ogni cittadino ad avere un lavoro dignitoso ed equamente retribuito che può liberare le famiglie dal bisogno e dal timore dell'emarginazione sociale. Come garantire effettiva concordia tra capitale e lavoro, come aumentare la produzione della ricchezza nazionale, come ridistribuirla in modo equo, secondo le capacità ed i bisogni di ognuno, è ormai interrogativo che riguarda l'intera politica europea chiamata, anche su questo versante, a confrontarsi con il tramonto delle ideologie classiste e vetero-liberiste del Novecento e sempre più obbligata a rispondere alla sfida epocale della globalizzazione dei mercati. Mi auguro che anche su queste questioni, che si riflettono sulla qualità della vita quotidiana degli italiani, la Camera dei deputati sappia, nel confronto fra Governo e opposizione, fornire risposte capaci di rafforzare la credibilità delle istituzioni e fare imboccare al Paese la via della ripresa economica, dello sviluppo, della giustizia sociale. Sono altresì certo che tutte le deputate e tutti i deputati, senza distinzione di appartenenza politica, avvertano oggi l'imperativo morale del massimo impegno per garantire che il diritto al lavoro possa essere esercitato in condizioni di sicurezza. La perdurante tragedia delle cosiddette «morti bianche» offende la coscienza di ognuno, non può e non deve essere considerata come ineluttabile, deve generare uno sforzo comune a tutte le istituzioni perché ad essa si ponga rapidamente fine. Onorevoli colleghi, l'ultima breve considerazione che desidero rivolgervi è relativa alla cosiddetta «diplomazia parlamentare» avviata e sviluppata dai miei predecessori. Ritengo che la Camera dei deputati debba continuare ad avvalersene per rafforzare il dialogo con altre Assemblee legislative e in particolare con quelle dei Paesi del Mediterraneo. Sulle sponde del mare nostrum sono nate e si sono diffuse le tre grandi religioni monoteistiche. Per secoli il Mediterraneo è stato l'epicentro del pianeta, luogo di fecondi scambi culturali e commerciali, e teatro di guerre sanguinose tra popoli di cultura e di religione diversa. Oggi è specie nel Mediterraneo che il rapporto tra la cultura ebraico-cristiana dell'Occidente e l'Islam può svilupparsi positivamente, nel segno del reciproco rispetto tra identità diverse, o può precipitare nel baratro di quello scontro tra civiltà, non a caso evocato e invocato dagli integralismi. Ed è altresì di tutta evidenza che è indispensabile saper guardare a ciò che accade nel Mediterraneo anche per affrontare le pressanti questioni poste dai massicci fenomeni migratori in atto e per dar vita ad effettive politiche di integrazione. Sono certo che il nostro Parlamento, che nel 2010 assumerà la presidenza di turno dell'Assemblea euromediterranea, saprà farlo e che di grande rilievo sarà il contributo fornito dalla Camera dei deputati. Vi ringrazio per l'attenzione con cui mi avete ascoltato. A tutte le deputate e ai deputati, in particolar modo a chi ieri è entrato per la prima volta in quest'Aula, un sincero augurio di buon lavoro. Viva l'Italia, viva la Camera dei deputati.

Discorso di insediamento del Presidente del Senato della Repubblica Sen. Schifani Renato

Seduta del 29 aprile 2008
Onorevoli senatrici, onorevoli senatori, l'alta responsabilità che avete voluto affidarmi mi onora e mi emoziona profondamente. Voglio per questo porgere un sentito ringraziamento a tutti voi. Desidero in primo luogo rivolgere a nome dell'Assemblea dei senatori e mio personale un saluto deferente al Capo dello Stato, presidente Giorgio Napolitano, supremo garante della Costituzione e dell'equilibrio delle istituzioni. Le sue doti di saggezza e la sua ferma cultura istituzionale sapranno essere, come lo sono state, una guida ed un valore.
Un saluto particolare rivolgo ai Presidenti emeriti della Repubblica ed ai senatori a vita. Permettetemi altresì di esprimere anche il mio ringraziamento al presidente Marini. In questi anni ho potuto apprezzare le doti di equilibrio e la capacità di includere in un comune percorso tutte le componenti parlamentari, nella consapevolezza che di questa condivisa partecipazione e non già dell'opposizione sterile e preconcetta la democrazia si nutre. Questo riconoscimento è frutto della mia esperienza di Presidente di un Gruppo di opposizione nella precedente legislatura durante la quale ne ho più volte dato atto. Così come non posso dimenticare la correttezza e la compostezza nei miei confronti con il Capogruppo di maggioranza, senatrice Anna Finocchiaro, con il quale ho avuto sempre un confronto corretto.
Mi preme sottolineare quanto senta alta la responsabilità del ruolo che da questo momento assumo e gli anni trascorsi in quest'Aula mi hanno insegnato quanta sensibilità occorra per guidare i lavori del Senato della Repubblica. Si avvia una gestione che nelle aspettative appare densa di obiettivi da raggiungere, aspettative sulle quali il Senato dovrà impegnarsi perché i risultati corrispondano alle esigenze del Paese. Quanto al mio compito, io mi impegno ad adempierlo con il massimo scrupolo di garante delle regole, dei diritti dell'opposizione, della maggioranza e delle esigenze del Governo. Essere il garante sarà la missione principale da me più volte sentita in questa funzione.
So che dovrò assumere le ragioni di tutti e prima ancora il bene supremo dell'Assise che sono chiamato a presiedere, nella piena consapevolezza che dal concorso di tutti e nella salvaguardia di ruoli e posizioni politiche, etiche ed ideologiche dovrà avere luogo anche la necessaria riscrittura delle regole. Questo sarà uno degli elementi fondanti di questa legislatura che si apre, durante la quale è indispensabile che si sappia conservare e preservare il valore della reciproca legittimazione delle parti emerso sul finire della scorsa legislatura in occasione dell'apertura del dialogo sulla legge elettorale.
Questa reciproca legittimazione rafforza il Parlamento, consente a maggioranza e opposizione di operare per l'ottenimento del bene più importante, cioè la crescita del nostro Paese e l'affermazione dei valori della Costituzione repubblicana di cui quest'anno abbiamo celebrato il sessantesimo anniversario della sua entrata in vigore. In quella Carta c'è la nostra storia, il nostro passato, le nostre speranze, il nostro futuro. C'è il dolore di una guerra atroce e c'è la rinascita dalle macerie che ha spinto le generazioni che ci hanno preceduto a ricostruire mattone per mattone, pezzo per pezzo, il nostro Paese. E c'è anche l'attenzione costante da tenere verso il nostro valore più alto e più sacro: la libertà. È questo che ci rende uguali alle grandi democrazie, dove la contrapposizione fra differenti aree politiche, avversarie, ma non nemiche, consente ai cittadini di credere che nelle scelte riformiste, di cui anche nel nostro Paese si avverte oggi la necessità, la politica sappia ritrovare la necessaria maturità.
L'avvenuta semplificazione del quadro politico potrà aiutare la stabilità e potrà aprire, in tempi brevi, una feconda stagione di riforme condivise. La riduzione dei Gruppi parlamentari potrà rappresentare una significa facilitazione dei lavori di questa Aula e delle Commissioni. Quella maturità dovrà essere la fonte primaria per alimentare la capacità di ascolto che le forze politiche oggi rappresentate in Parlamento dovranno esercitare per farsi interpreti di tutte le esigenze del Paese, comprese quelle delle minoranze oggi non più presenti. Questo per la politica è un valore ed è uno degli elementi idonei a ricollocarla al suo posto ambito: non a destra, al centro o a sinistra, ma in alto, dove al di là delle democratiche competizioni elettorali e dei suoi esiti è possibile confrontarsi, ciascuno con la propria sensibilità, per il bene comune.
Questa semplificazione ne richiama un'altra: quella del linguaggio, della comunicazione politica con la quale «il Palazzo» non deve più parlare a sé stesso e per sé stesso, ma ai cittadini. Questo attuale tempo della politica ci offre una straordinaria opportunità. Sta a noi coglierla.Quella che ci aspetta sarà la stagione delle riforme, ma anche dell'affermazione della legalità come valore irrinunciabile. Legalità e sicurezza sono le richieste più pressanti che vengono dalla gente, dal Nord al Sud. Insieme infatti all'azione di contrasto a tutte le mafie, occorre intensificare e migliorare le strategie per combattere quella dilagante criminalità che sta rendendo invivibili ampie aree del nostro Paese. Si tratta di un problema che va affrontato con la necessaria attenzione perché serie e fondate sono le preoccupazioni dei cittadini anche in ordine alla relazione tra una parte significativa dei reati commessi e l'immigrazione clandestina di soggetti con pesanti storie criminali. Abbiamo il dovere, pertanto, di non sottovalutare questi aspetti, agendo con rigore e severità ove occorre, senza dimenticare la grande tradizione di tolleranza e accoglienza che dobbiamo conservare nei confronti di quella immigrazione sana e regolare che ha, invece, bisogno del nostro aiuto. Sono inoltre fermamente convinto che la lotta a tutte le mafie non dovrà avere, ma neanche mostrare, alcuna pausa. Su questo fronte il Parlamento ha legiferato proficuamente, stabilizzando il 41-bis (il cosiddetto carcere duro) ed ha sostenuto magistratura e polizia giudiziaria in quella fruttuosa opera che da sette anni ad oggi ha consentito la cattura di pericolosi latitanti ai vertici della criminalità organizzata, recidendo molti rami della mala pianta del racket delle estorsioni.Permettetemi di soffermarmi su questo punto. Da siciliano, infatti, sento forte la necessità di un impegno crescente per la sicurezza e per l'affermazione dei valori di legalità perché ho vissuto, insieme a tutti gli altri siciliani, il dolore di vedere la mia terra ferita, vessata, umiliata e, insieme, l'orgoglio di vedere una Sicilia che non s'è mai piegata né mai data per vinta e che è stata capace, invece, di rialzarsi e gridare il suo rifiuto alla violenza, alla prepotenza, all'illegalità. Ed è di grande conforto vedere come nella società emergano e si moltiplichino le scelte virtuose e coraggiose di cittadini e categorie che, a viso aperto, si oppongono alle vessazioni della criminalità organizzata.Ma non è solo sulla necessità di una maggiore sicurezza che Nord e Sud del nostro Paese ci chiedono un forte impegno. L'esistenza di una questione meridionale e di una questione settentrionale appare ormai acclarata, pur nella differenza tra le due aree del Paese, e richiede interventi importanti per superare il divario tra Nord e Sud e per consentire di proseguire un percorso virtuoso di crescita che sia contestuale, se non vogliamo un Paese a due velocità. Il settentrione ha confermato di essere il cuore produttivo del Paese, crescendo nell'efficienza del sistema, integrandosi agli standard europei, ma mostrando un crescente bisogno di maggiore efficienza dello Stato e della pubblica amministrazione. Il Mezzogiorno, dal canto suo, ha dimostrato in questi anni di saper trovare la capacità di promuovere uno sviluppo fondato sulle proprie risorse, rifiutando l'assistenzialismo, le prebende e pretendendo invece interventi in favore delle infrastrutture e delle imprese. Soltanto conciliando le esigenze e rispondendo alle istanze delle due aree del nostro Paese, ed impegnandoci con forza e convinzione per tessere quell'indispensabile legame forte tra Nord e Sud, sapremo onorare quell'unità d'Italia così fortemente voluta e di cui, durante questa legislatura che ci si apre, nel 2011 celebreremo insieme i 150 anni di vita.Assistiamo oggi ad un rinnovato amore dei cittadini verso il proprio Paese, verso la nostra patria. Le sempre più presenti espressioni politiche che ne mettono in evidenza i caratteri regionali e territoriali non fanno altro che esaltarne le diversità nell'unità, le ricchezze nazionali e nello stesso tempo le necessità locali.La nostra è sempre stata una terra di grandi talenti, dove sono nati ed hanno operato geni che hanno fatto la storia dell'umanità. Dobbiamo dunque rafforzare nel mondo l'immagine di un'Italia che produce, che crea, che esporta, che è orgogliosa della propria storia e delle proprie tradizioni e che, davanti alle difficoltà, sa reagire con determinazione. Lo dimostrano le decine di migliaia di imprenditori che, nonostante le oggettive difficoltà della congiuntura internazionale, riescono a tenere testa alla sfida globale. Dobbiamo difendere senza tentennamenti le nostre radici cristiane, la nostra identità che tanto ha contribuito alla nascita dell'occidente e della nostra civiltà. Dimenticare le proprie radici significa perdere l'anima, non ritrovare più se stessi, non trovare più le ragioni forti dell'appartenenza che ci permettono di accogliere e dialogare con gli altri senza cedimenti e senza ipocrisie. L'occidente, l'Europa e l'Italia o ritornano alle proprie radici o sono destinati ad un irreversibile tramonto. Siamo chiamati dunque a tenere alto il nome ed il prestigio dell'Italia, sia nel contesto dell'Europa unita, di cui siamo stati fin dall'inizio fondatori, sia nel contesto internazionale, attraverso il saldo rapporto atlantico ed il ruolo geo-politico nella grande area del mediterraneo. Il nostro Paese deve ribadire sempre di più al mondo il suo ruolo di portatore di pace e di democrazia. Sulla concreta solidarietà democratica ai Paesi in difficoltà l'Italia sta offrendo un contributo di altissimo valore. Ha il merito, che nasce da un dovere umanitario, delle missioni di pace che sotto l'egida dell'ONU contribuiscono all'impianto di servizi umanitari e spesso all'avviamento di nuove democrazie. Seguiamo con ammirazione e partecipazione l'operato dei nostri uomini impegnati in questi rischiosi territori e a loro va la nostra sincera gratitudine. Il nostro pensiero gratissimo e commosso va anche a coloro che hanno sacrificato la vita per l'umanità in nome dell'Italia e dei suoi valori: ai ragazzi di Nassiriya e agli altri che, come loro, hanno scritto il loro nome nel Pantheon degli eroi della pace. È un ricordo, quello di questi uomini caduti per la pace, che rimane indissolubilmente congiunto ad un altro: al ricordo della compostezza con cui i loro cari hanno vissuto la loro tragedia familiare. È stata una vera, indimenticabile lezione per tutti.Voglio rivolgere un pensiero a quegli eroi civili della lotta alla mafia che, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, hanno donato la loro intelligenza e la loro vita: tanti, troppi caduti tra magistrati, uomini delle Forze dell'ordine, giornalisti, imprenditori ai quali ci inchiniamo, riconoscenti e debitori. Di grande consolazione e certo non di rassegnazione appare a tutti l'evidente spinta che li ha mossi a difendere i nostri valori più importanti, quella cioè di preservare dalla violenza e dalla oppressione criminale il nostro futuro, il futuro dei nostri figli. È proprio a loro, ai giovani, a quelli cui siamo chiamati a consegnare un'Italia più florida e più sana che voglio dedicare il mio pensiero conclusivo. Ai giovani chiediamo di guardare alla politica e alla forza delle istituzioni, perché alle loro istanze, che sappiamo essere prioritariamente la casa, il lavoro e la cultura, risponderemo con l'impegno e l'ausilio necessario di tutte le forze politiche. La nostra saggezza - se c'è - vale come testimonianza e patrimonio per la loro audacia, il loro entusiasmo e la loro fiducia. Siamo chiamati a sostenerli nel percorso che li porta a diventare adulti e a svolgere i ruoli che oggi noi svolgiamo. Soltanto se avremo le carte in regola, se avremo fatto quanto dovuto e quanto necessario, potremo guardarli negli occhi e vedere rispecchiato il nostro Paese, la nostra Italia.Viva il Senato, viva l'Italia!

domenica 27 aprile 2008

L'AMMINISTRAZIONE CHE NON C'E'

E’ stato pubblicato il Decreto Assessoriale di approvazione delle attività ammesse a finanziamenti delle spese per la realizzazione e la promozione di manifestazioni ed eventi di grande richiamo turistico che comprendono tutte le manifestazioni ed eventi artistici, folkloristici e sportivi, di iniziativa pubblica e privata, che si realizzano nel territorio regionale ed abbiano riconosciuto valore e grande capacità di richiamo ed intrattenimento turistico. Svariate sono le manifestazioni finanziate dalla Regione Siciliana in quasi tutti i comuni dell’isola. Com’è ovvio da questi finanziamenti bisogna escludere il Comune di Bompietro che evidentemente non ha nessuna manifestazione riconducibile a quelle indicate nella legge regionale in precedenza indicata (sic!). Ma è proprio vero che non abbiamo niente? O forse cominciamo a vedere che l’incapacità non è solo del Sindaco ma anche di qualche assessore che del Sindaco ne ha virtù e vizi?

domenica 20 aprile 2008

LETTERA APERTA AL SINDACO E AI CONSIGLIERI COMUNALI CHE LO SOSTENGONO

Nonostante l’interrogazione del 3 marzo 2008, firmata da 8 consiglieri comunali, con la quale si chiedeva di esprimere per quali motivi si voleva procedere alla copertura un posto di istruttore direttivo contabile D1 - responsabile dell’ufficio economico e finanziario categoria “D1” - attraverso il criterio della selezione pubblica per soli titoli, che di fatto penalizza i giovani laureati. Nella risposta si sintetizza il suo obiettivo in due parole: economicità e trasparenza. Sul primo punto ho avuto modo di dire che il suo è uno strano modo economizzare stante che ai suoi funzionari corrisponde il massimo dell’indennità di posizione e di risultato. Sul secondo punto vorrei che fosse veramente trasparente tutto da dare tante opportunità a tutti i giovani laureati, eliminando la valutazione del servizio prestato presso la pubblica amministrazione che di fatto esclude quanti, seppur bravi e preparati, non hanno avuto la fortuna concessa ad altri di lavorare nella pubblica amministrazione. Per questo motivo chiediamo che venga sospesa la procedura e revocato il bando prevedendo una norma concorsuale per il solo titolo di laurea e per esame attraverso i quali si esprima la vera capacità professionale all’interno di una leale competizione. La presente è rivolta anche a quei consiglieri comunali che dicono (in piazza) di dissentire dalla politica del Sindaco ma nei fatti lo sostengono ai quali chiediamo una chiara ed inequivocabile posizione.
Bompietro 16 aprile 2008
Il Presidente del Consiglio comunale
Luciano di Gangi

Con questa “denuncia” l’attuale Presidente del Consiglio comunale di Bompietro, ci ha svegliati la mattina del 17 aprile 2008. Leggendola devo dire che non riesco a capire cosa voglia denunciare e a nome di chi scrive. A me sembra più una lettera di chi non ha più che dire, a messo che per quanto accade oggi ne possa aver titolo, che prima di congedarsi prova a lasciare un labile segno della sua impalpabile presenza. Non capisco se è schierato a favore dei meno abbienti o se attacca l’amministrazione comunale, per la scelta fatta, semplicemente perché lui al loro posto forse avrebbe fatto la stessa cosa. Il Presidente del Consiglio comunale deve ricorrere a mezzucci come il libello del Di Gangi per fermare, bloccare o semplicemente impedire che questo “sopruso” venga perpetrato? Non posso crederci! Non posso credere che siamo ridotti così male, che il consiglio non possa decidere e che il suo indirizzo non venga attuato dal Sindaco. Già il Consiglio comunale per 7/12 è composto da coloro che hanno scelto, appoggiato ed eletto Sindaco il Sig. Alleri Francesco di cosa si sono lamentati in questi tre anni disastrosi? Hanno denunciato quali grandi colpe ha questa amministrazione? Che cosa non è stato realizzato del programma elettorale della compagine nata per dare continuità? Caro presidente in un mare di ingiustizie tu non hai di che scrivere e attacchi il Sindaco, ma non la Giunta municipale, su un fatto grave ma lecito. Non dici che questa amministrazione non ha rinnovato il Piano Regolatore Generale scaduto e continua ad autorizzare lavori, non dici che le ditte bompietrine non hanno avuto affidamenti di nessuna natura, fatta eccezione per qualche privilegiato; che le intelligenze professionali sono trattate peggio delle ditte, non ci sono né incarichi né privilegi, che la gestione del pubblico impiego è a dir poco scellerata, che le spese per esperti e collaboratori sono enormi, che ogni forma di sviluppo che passa attraverso il sostegno all’impresa, fonte di sviluppo e occupazione, è stata semplicemente e volutamente boicottata, che non c’è alcun investimento verso iniziative progettuali che nel futuro possano muovere le ristagnanti acque dell’economia locale, che questa amministrazione ha un avanzo di amministrazione dichiarato di circa 300.000,00 euro mentre l’avanzo reale, a oggi, ammonta a circa 1.150.000,00 euro e per fine anno sarà di circa 1.350.000,00 euro. Ma tu non lo sai, quindi non lo denunci. Non lo sai perché sconosci il bilancio comunale che approvi e, come te, non ne sono capaci gli attuali amministratori e dirigenti. Semplicemente per questa grave incapacità bisognerebbe allontanare i responsabili – politici e dirigenti – di questo impoverimento amministrativo. Bompietro, nonostante le sue ricchezze, è in ginocchio ed agonizzante per l’incapacità dei suoi amministratori. Un Presidente che non sa non è un buon presidente. Un Presidente che non ha né una maggioranza né un adeguato gruppo di consiglieri che lo segue non è un presidente rappresentante. Di un Presidente che non sa che dire non ce n’è bisogno, soprattutto se riceve un’indennità. Di persone che parlano perchè non sanno agire ne abbiamo avute fin troppe. Forse è giunta l’ora che i chiacchieroni, gli scribi, e i consiglieri del re comincino a tacere perché troppo rumore per niente non giova a nessuno. Ma questo spetta dirlo ai cittadini quando riavranno la parola?

sabato 19 aprile 2008

LE ELEZIONI REGIONALI A BOMPIETRO

ELEZIONI REGIONALI DEL 13 E 14 APRILE 2008

La tornata elettorale per l'elezione del Presidente della Regione e il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana a Bompietro ha visto la trionfante vittoria del candidato a presidente Raffaele Lombardo e della sua coalizione che ha ottenuto 674 voti pari al 78,19% contro i 178 pari al 20,65 ottenuto dal cartello del centro sinistra che sosteneva Anna Finocchiaro presidente e il 1% circa degli altri, in particolare: lista “Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro” 242 voti con preferenze indicate per i canditati: DINA Antonino detto Nino 117 voti di questi 76 a Bompietro e 41 a Locati; ANTINORO Antonio detto Antonello 63 voti (37-26); CINTOLA Salvatore detto Totò 8 voti (6-2); CORDARO Salvatore detto Toto 8 voti (7-1); PARLAVECCHIO Mario 6 voti (5-1); SAVONA Riccardo 4 voti (2-2); MANGANO Giovanni 3 voti (0-3 ). Lista “Lombardo presidente Sicilia forte e libera” 10 voti della quale sono stati votati i candidati ALLEGRA Vincenzo con 6 preferenze (5-1) e MINNITI Ettore 1 preferenza a Bompietro. La lista n. 5 “Movimento per l'autonomia - alleati per il sud” ha ottenuto 63 voti, con preferenze assegnate ai candidati NICOLOSI Nicolò detto Ciccio 24 (4-20), CARONIA Maria Anna 20 (17-3), AULICINO Armando 4, BARONE Nicolò e OLIVERI Sandro 1 a Locati, LENTINI Salvatore detto Totò 1 a Bompietro. La lista N. 6 “Amici di Beppe Grillo - con Sonia Alfano presidente” ha ricevuto 2 voti attribuiti alla medesima ALFANO a Bompietro. La lista n. 8 “Il popolo della liberta' - Berlusconi presidente” ha raggiunto 355 voti di lista, sono stati preferiti i candidati FALZONE Dario 64 (46-18), RIZZOTTO Antonino detto Toni 50 (22-28), CASCIO Francesco dedtto Lo Cascio 47 (36-11), MINEO Francesco 30 (14-16), SCOMA Francesco 28 (25-3), MARINESE Ignazio detto Azio 22 (9-13), CAMPAGNA Alberto detto Castagna 16 (9-7), SAMMARTINO Bartolomeo detto Bartolo 9 (1-8), MUSOTTO Francesco 8 (6-2), ARICO' Alessandro detto Arrico detto Arigò 5 (3-2), CAPUTO Salvatore detto Salvino 3 (3-0), DI FIORE Maria detta Rita 1 (1-0). La lista n. 9 “Partito democratico - Finocchiaro presidente” ha avuto 132 voti ottenendo preferenza FARAONE Davide 35 (28-7), LUPO Giuseppe detto Peppino 31 (15-16), CRACOLICI Antonino detto Antonello 3 (2-1), VITRANO Gaspare 3 a Locati, PANTUSO Salvino 3 (2-1), PASSARELLO Leonardo 2 a Locati, APPRENDI Giuseppe e MATTARELLA Bernardo 1 a Bompietro. La lista N. 12 “la sinistra l'arcobaleno - Rita Borsellino” 21 voti, assegnati alla stessa BORSELLINO 4 (4-0), CANTAFIA Francesco detto Ciccio 2 a Locati, FERRANDELLI Fabrizio 2 (1-1), GALICI Angela 1 a Bompietro. Hanno ottenuto voti anche le liste Forza Nuova 1, Italia Dei Valori Lista Di Pietro 12, La Destra Fiamma Tricolore 2, Democratici Autonomisti 4.

sabato 12 aprile 2008

L'Astensionismo attivo o quello passivo? Io voto!

Come ben sapete l’astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alle elezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione (a differenza dei referendum dove è richiesto un quorum del 50%+1 degli elettori). Quindi se anche per assurdo nella consultazione elettorale votassero tre persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbe considerata valida espressione della volontà popolare e si procederebbe quindi all’attribuzione dei seggi in base allo scrutinio delle tre schede. Le schede bianche e nulle, fanno sì percentuale votanti, ma vengono ripartite, dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che ne attesti le caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da ripartire nel così detto premio di maggioranza.... (per assurdo sempre votando bianca o nulla se alle prossime elezioni vincesse Santanchè le suddette schede andrebbero attribuite nel premio di La Destra). Esiste però un altro metodo astensivo detto "astensionismo attivo" ovvero rifiuto della scheda, che garantisce di essere percentuale votante (quindi non delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza. È infatti facoltà dell’elettore di recarsi al seggio e, fatto vidimare il certificato elettorale, AVVALERSI DEL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione. E’ possibile inoltre ALLEGARE IN CALCE AL VERBALE, UNA DICHIARAZIONE CON LA QUALE L’ELETTORE HA IL DIRITTO DI ESPRIMERE LE MOTIVAZIONI DEL SUO RIFIUTO (ad es. nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta). Tale sistema rende non attribuibile il voto, in quanto la legge consente solo l’attribuzione delle schede contenute nell’urna al momento dell’apertura della stessa, creando una discrepanza tra percentuale votanti e voti attribuibili e di conseguenza un problema di difficile se non impossibile attribuzione di seggi (specie se il fenomeno raggiungesse quote notevoli) infatti, se la quantità di schede rifiutate raggiungesse la quota di voti necessaria per l’attribuzione di un seggio tale seggio non potrebbe essere attribuito. Ma tra l'astensionismo attivo e passivo credo che la migliore forma di protesta rimane sempre il voto, il quale esprime sempre il vero significato di soddisfazione o insoddisfazione del popolo sovarno!